Verso la customizzazione di massa

In Industria 4.0 by Marco Belardi

Belardi: “Un cambio di paradigma epocale. E la spinta degli incentivi è un’opportunità da sfruttare”

Attraverso l’Industria 4.0 si realizzerà un mutamento epocale all’interno delle imprese, attraverso “un cambio di paradigma che segnerà il passaggio dalla produzione di massa alla customizzazione di massa”. A dirlo è Marco Belardi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia, che guarda con interesse alle tante prospettive e opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.
“Finalmente questo tema diventa di assoluta attualità anche nel nostro Paese, grazie a una politica concreta – spiega Belardi -. Una parte fondamentale in questo processo lo si deve infatti al Piano Industria 4.0 varato dal governo. Tra le misure previste dalla normativa vi è anche l’iper ammortamento, ovvero la supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0. All’atto pratico, questo si traduce in un risparmio sensibile per le aziende, pari al 36%. E non solo: altro aspetto importante da tenere presente è che i soldi non andranno richiesti, ma al beneficio si accede in maniera automatica in fase di redazione di bilancio e tramite relazione sostitutiva del legale rappresentante. Naturalmente – sottolinea ancora il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Brescia – i beni materiali, come macchine e attrezzature, e immateriali, come licenze, software e sistemi, per poter accedere all’iperammortamento, rispettivamente del 250% e del 140%, devono rispondere a dei precisi requisiti”.

Aspetti importanti
“Un altro aspetto importante da ricordare – aggiunge Belardi – riguarda l’attestazione per l’iperammortamento. Per i beni con un costo fino a 500mila euro basta una dichiarazione di atto notorio da parte del legale rappresentante dell’impresa; per quelli di costo superiore a 500mila euro, invece, serve una perizia tecnica giurata da parte di un ingegnere o perito industriale, iscritti all’albo professionale, o un attestato di conformità emesso da un ente di certificazione accreditato. La perizia, inoltre, rispetto alla previsione iniziale, può essere unica per tutti i beni acquistati nell’anno purché in possesso dei requisiti citati e previsti dalla norma”. Se risulta indubbio, quindi, come l’aggiornamento tecnologico sia uno dei pilastri fondamentali su cui si gioca la rivoluzione dell’Industria 4.0, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri tiene però a sottolineare come sarebbe scorretto inquadrare la nuova rivoluzione industriale semplicemente su questo aspetto.
“Si tratta, invece, di un cambiamento epocale, che presuppone una visione nuova del mondo del lavoro rispetto a come l’abbiamo conosciuto fino a questo momento – spiega Belardi -. Ci si muoverà sempre più intensamente verso la customizzazione di massa: le nuove esigenze del mercato prevedono infatti prodotti e soluzioni personalizzate al massimo, una strada che anche le industrie italiane devono intraprendere se vogliono continuare a restare competitive nello scenario internazionale. Ecco allora che cloud computing, IoT, stampa additiva, realtà virtuale e aumentata e cybersecurity sono tecnologie che, una volta implementate, permetteranno di raggiungere quei criteri di flessibilità, velocità e cambiamento che si attendono dalle imprese”.

Percorsi ad hoc
In questo periodo delicato, come si muove l’Ordine degli Ingegneri? “Agiamo su più fronti – dice ancora Belardi – per prima cosa attraverso un’ottica di sensibilizzazione: non tutti gli imprenditori hanno ancora ben chiaro cosa sia l’Industria 4.0 e le opportunità previste dagli incentivi. Facciamo perciò cultura sul tema nel senso più ampio del termine, supportando le imprese nei loro bisogni. E proprio per questo attiveremo a breve percorsi di formazione ad hoc e forme di cooperazione con le più importanti organizzazioni industriali”. Quanto ai possibili rischi di una perdita di posti di lavoro a causa della digitalizzazione delle imprese, Belardi prospetta uno scenario opposto: “Io credo, invece, che se ne creeranno di nuovi. Cambierà però il livello di conoscenze richiesto e le competenze faranno la differenza. Non conterà solo avere i macchinari, ma anche saperli gestire e coordinare al meglio”.

Leggi l’articolo del ”Corriere della sera” del 30 Aprile 2017